G. Zappitello, Antologia filosofica,  Quaderno secondo/6. Capitolo
Undici/1.
10) Berkeley. I vantaggi dell'immaterialismo.
Berkeley enumera i vantaggi dell'immaterialismo sia in campo
teologico sia in campo fisico e matematico.
G. Berkeley, Dialoghi fra Hylas e Philonus, Dialogo terzo (pagine
251-252).

Ph. - Quando uno inclina, senza sapere perch, verso uno dei
partiti della questione, credete voi possa esser altro che
l'effetto del pregiudizio, che non manca mai di accompagnare i
concetti vecchi e radicati? E difatti a questo riguardo io non
posso negare che la credenza nella materia si avvantaggia di molto
su l'opinione contraria presso gli uomini di educazione dotta.
H. - Confesso che sembra essere come dite voi.
Ph. - Come contrappeso a questo peso del pregiudizio, gettiamo sul
piatto i grandi vantaggi che sorgono dalla credenza
dell'immaterialismo, sia riguardo alla religione sia riguardo
all'umano sapere. L'esistenza di un Dio e l'incorruttibilit
dell'anima, questi grandi articoli della religione, non sono essi
provati con la pi chiara e pi immediata evidenza? Quando dico
l'esistenza di un Dio, io non intendo una oscura causa generale
delle cose della quale non abbiamo nessuna concezione, ma Dio nel
senso stretto e proprio della parola. Un essere la cui
spiritualit, onnipresenza, provvidenza, onniscienza, infinita
potenza e bont, sono cos cospicue come l'esistenza delle cose
sensibili, di cui (nonostante le fallaci pretese e gli affettati
scrupoli degli scettici) non c' pi ragione di dubitare che del
nostro stesso essere. Poi, in relazione alle scienze umane: nella
filosofia naturale, in quali complicazioni, in quali oscurit, in
quali contraddizioni ha menato gli uomini la credenza nella
materia! Per non dir niente delle innumerevoli dispute su la sua
estensione, continuit, omogeneit, gravit, divisibilit, etc.,
non pretendono di spiegare tutte le cose con corpi operanti su
corpi, secondo le leggi del moto? Eppure, sono essi capaci di
comprendere come un corpo ne muova un altro? Anzi, ammettendo che
non ci sia nessuna difficolt a conciliare la nozione di un essere
inerte con una causa; o a concepire come un accidente possa
passare da un corpo ad un altro; pur con tutti i loro pensieri
sforzati e le loro supposizioni stravaganti, sono stati essi
capaci di ottenere la produzione meccanica di un corpo animale o
vegetale? Possono essi, con le leggi del moto, spiegare le ragioni
dei suoni, sapori, odori, o colori, o del corso regolare delle
cose? Hanno essi spiegato coi princpi fisici l'attitudine e
l'invenzione anche delle parti meno considerevoli dell'universo?
Invece, lasciando da parte la materia e le cause corporee, e
ammettendo solo l'efficienza di una mente perfettissima, non sono
tutti gli effetti di Natura facili e intelligibili? Se i fenomeni
non sono niente altro che idee, Dio  uno spirito, ma la materia 
un essere inintelligente e non percipiente. Se i fenomeni
dimostrano un potere illimitato della loro causa, Dio  attivo e
onnipotente, ma la materia  una massa inerte. Se l'ordine, la
regolarit e l'utilit dei fenomeni non saranno mai ammirati
abbastanza, Dio  infinitamente saggio e provvidente, ma la
materia  destituita di ogni invenzione e disegno. Questi
certamente sono grandi vantaggi in fisica. Per non menzionare che
la concezione di una Deit lontana dispone naturalmente gli uomini
a una negligenza nelle loro azioni morali, nelle quali sarebbero
pi cauti nel caso che Lo pensassero immediatamente presente, e
agente su le loro menti senza la interposizione della materia o di
cause seconde non pensanti. Poi in metafisica: quali difficolt su
l'entit in astratto, le forme sostanziali, i princpi ilarchici,
le nature plastiche, la sostanza e l'accidente, il principio di
individuazione, la possibilit che la materia pensi, l'origine
delle idee, la maniera in cui due sostanze indipendenti, tanto
differenti come lo spirito e la materia, operino reciprocamente
l'uno su l'altro? A quali difficolt, dico, e infinite
disquisizioni su questi e innumerevoli altri punti simili, noi
sfuggiamo supponendo solo spiriti e idee? Perfino le matematiche,
se togliamo via l'esistenza assoluta delle cose estese, diventano
assai pi chiare e facili: ch i paradossi pi urtanti e le
speculazioni pi intricate di codeste scienze dipendono dalla
divisibilit infinita d'una estensione finita, la quale
divisibilit infinita dipende da quella supposizione.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
tredicesimo, pagine 743-744.
